Tifare Croazia
Mi è sempre risultato difficile tifare Italia, recentemente. Quando c’era Lippi mi era impossibile, il 9 luglio 2006 speravo vincesse la Francia.
Ma anche la presenza di giocatori insopportabili, da Totti a Cannavaro, ha sempre ostacolato la simpatia per la “mia” nazionale.
La vittoria del 2006 è un ricordo raccapricciante, giocatori simbolo della Juventus di Moggi innalzati ad eroi, lo scandalo di Calciopoli passato in secondo piano, quasi rimosso per un’estate intera.
Alla vigilia di questo Europeo, un altro scandalo.
E pensare che questa nazionale non mi stava neppure troppo antipatica, tecnico in primis.
Prandelli ha appena detto qualcosa che Lippi non si sarebbe mai neppure sognato: “Se ci dicessero che per il bene del calcio la Nazionale non deve andare agli Europei non sarebbe un problema” [ANSA].
A questo punto lo spero, di cuore. Criscito escluso, Bonucci e Buffon no. Prima incongruenza.
Ma la questione fondamentale è che, purtroppo, tutto potrebbe continuare ad espandersi.
Sarei veramente contento se la squadra venisse ritirata: nessuna parata internazionale se prima non si sono chiarite le vicende interne.
Non farsi rappresentare da nessuno che potrebbe essere in qualche modo ritenuto deprecabile.
E allora il calcio delle nazionali mi piacerebbe anche di più: non ci sarebbe la schiera di quelli che “io non seguo il calcio, ma la nazionale sì”, specie che mi ripugna, soprattutto quando si esalta non avendo capito nulla di quanto accaduto in campo.
Seguirei tutto il torneo, probabilmente, non nascondendo la mia simpatia per la Croazia.
Ma è inutile farsi illusioni: ci sono troppi interessi in ballo e ci sarebbe troppo malcontento. L’Italia parteciperà agli Europei, ma – dopo quanto successo – io non riuscirò a tifare Italia. Tiferò Croazia, ma non potrò dirlo più di tanto in giro, pena i soliti sermoni sulla mia intransigenza morale e sul mio essere, sempre e comunque, bastian contrario.
Con o senza Sneijder?
Prendo spunto da un articolo, che commentava un sondaggio e che mi trova d’accordo: link.
In breve, credo anche io che l’Inter del prossimo anno non possa essere impostata con due mediani e Sneijder, Palacio, Milito + un’altra punta (Lavezzi, Lucas, Gomez, Coutinho o chiunque sia).
Lo penso per vari motivi:
1) l’Inter non ha (più) mediani che possano garantire copertura con questo modulo. Cambiasso ha perso qualche colpo, Guarin è una mezz’ala, troppo poco concentrato per poter stare davanti alla difesa. Idem Poli;
2) questo schema offensivo, con questi uomini, darebbe sicuramente i suoi frutti in Europa, dove ci sono spazi, dove si può giocare. In Italia serve più copertura, ti fanno giocare meno.
Quindi, credo che le soluzioni possano essere solo due: 4-3-3 con Sneijder o 4-3-3 senza Sneijder.
Io propendo per la seconda. Nonostante Sneijder sia un giocatore che mi piace, dai tempi dell’Ajax.
E’ il momento di cederlo perchè il suo lo ha fatto, perchè ancora può essere ceduto ad un prezzo ben maggiore di quanto è stato pagato, perchè ha uno stipendio poco compatibile con una squadra fuori dall’Europa che conta.
Non voglio fare la solita crociata, come quella dello scorso anno pro cessione di Eto’o. Allora la situazione era diversa, col camerunese due anni più vecchio, col doppio dello stipendio e reduce dalla migliore annata possibile.
Non cedere Sneijder non sarebbe un dramma, ma personalmente preferirei. Fosse vera la notizia dei 36 mln dal City, non ci penserei nemmeno. Ma non è vera.
Mi accontenterei di poco più della metà. E li reinvestirei in blocco per Jovetic, l’unico giocatore che merita una follia, non certo Lavezzi.
Palacio-Milito-Jovetic sarebbe un attacco completo.
Ma non voglio spingermi avanti con le fantasie.
Guardiamo ai fatti, positivi: Ranocchia e Destro non dovrebbero andare in Polonia, Viviano neppure.
Tre giocatori che dovrebbero far parte della prossima Inter e che sarebbero arruolabili molto prima del previsto. Lavorerebbero con la squadra praticamente da subito.
Spesso le annate vincenti sono quelle fortunate (vedi Juve, mai un infortunio serio) e l’Inter, con questo favore di Prandelli, potrebbe essere partita bene. Senza contare che il calcioscommesse potrebbe far saltare uno scomodo turno preliminare e potrebbe agevolare l’arrivo di Destro.
LA PROVVIDENZA
A) Il Piacenza Calcio, ieri, è retrocesso in Seconda Divisione Lega Pro, la vecchia C2.
B) Il Piacenza Calcio, tanti anni fa, aveva lanciato Filippo Inzaghi.
C) Certe colpe, prima o poi, le paghi.
PUNTELLARE L’UDINESE
Sono molto felice che l’Udinese abbia raggiunto il terzo posto.
Lo scorso anno la sfortuna di trovare l’Arsenal, l’errore di posizone di Benatia, quello dal dischetto di Di Natale…
Poi i friulani hanno stupito tutto tornando a centrare un posto Champions: complici i fallimenti di Lazio, Inter e Napoli.
Il prossimo anno, se vuol passare il turno e far bene in campionato, credo che sia necessario cambiare un po’ impostazione.
Il voler puntare sui giovani, aspettarli, scommetterci è una strategia vincente, che paga. Non lo si può negare. Ma se si vuol essere competitivi su tre fronti, se uno di questi è la Coppa dei Campioni, serve esperienza.
Serve che per un Fabbrini (che esploderà, mi ci gioco un braccio!) ci sia, ad esempio, un Perrotta.
In sostanza, ben venga continuare a puntare sui giovani, Torje, Badu, Battocchio, i rientranti Cuadrado e Muriel, Heurtaux (appena arrivato), però serve anche gente che sappia dare la svolta nei momenti critici. Nell’ultima stagione, da gennaio, l’esperienza di Pazienza e Fernandes ha dato una grossa mano.
Perrotta, Simplicio, Mutu, Amauri, gente che sa come gestire momenti difficili, soprattutto in C. L.
Ma anche gente come Agostini e Comotto, che calpestano i campi della A da dieci anni, che possono essere ricambi di lusso per Basta e Armero, possono consentire di gestire le forze nei periodi da tre match a settimana.
Non so chi partirà tra Isla, Benatia, Asamoah. Sicuramente qualche ucraino, belga o cileno di vent’anni tra un paio d’anni li avrà sostituiti alla grande. Ma, nel frattempo, io andrei sul sicuro cercando gente d’esperienza, svincolata o sul mercato, per formare una bella amalgama coi giovani.
Errori nerazzurri. Ma quanto ci vuole a chiudere/abbandonare una trattativa?
Tutto fatto, Destro è dell’Inter.
Anzi no, si inserisce la Juve.
Inter in netto vantaggio, ma c’è il Siena, comproprietario, che mette i bastoni tra le ruote.
Sorpasso Juve, anzi 50% e 50%.
Allora l’Inter si intromette per Verratti, Giovinco e Borini.
Nel frattempo, tiene banco il caso Lavezzi, mancano solo visite e firma per Palacio.
Giorni di titoloni, di colpi di scena. Giorni, per me, di tanto fumo e pochissimo arrosto in casa Inter. Su Palacio, l’unica certezza, non ho un parere chiaro. Se con il buon Milito resteranno solo Alvarez, Coutinho e forse Destro, allora prendere un giocatore già pronto e che possa rendere al massimo 2-3 anni mi sembra una scelta sensata.
Certo, i suoi 30 anni, la pubalgia e la poca concretezza qualche dubbio me lo lasciano. E non facciamo i paragoni con un altro trentenne argentino che arrivò da Genova due anni fa, non tanto per il valore intrinseco, quanto per le condizioni della squadra: quell’Inter era ben altra cosa.
Capitolo Lavezzi, in breve: prendere lui e Palacio non ha senso. Inoltre, il Pocho non può costare 30 mln. Impossibile che, di media, una punta faccia 7 gol a stagione.
Arriviamo a Destro: ci tocca tornare a sottolineare l’errore dell’Inter quando lo ha ceduto. Ci tocca ribadire il doppio errore col Genoa tra il 2009 e 2010, prima svenduto Bonucci, poi Destro. A quanto pare, entrambi potrebbero giocare la Champions con la maglia della Juve, a settembre.
Sottolineamo, inoltre, che per riprendere Destro un certo Longo potrebbe fare la stessa fine.
E’ un circolo vizioso: 2009, l’Inter dà Bonucci per Motta-Milito; 2010, serve un difensore e Bonucci non c’è, l’Inter dà metà Destro per Ranocchia; 2011, per avere subito Ranocchia (invece, che so, di prendere Barzagli a zero) si cede l’altra metà di Destro; 2012, si rivuole Destro e chissà chi sarà il sacrificato dal rimpiangere nel 2013.
Ora, l’errore di Bonucci nel 2009 ci poteva anche stare (era retrocesso in C col Pisa), il problema è stato il 2010 quando, cedendo ad esempio Maicon, si poteva evitare di perdere Destro e, magari, riprendere anche Bonucci insieme a Ranocchia.
Maicon, si diceva…uno che oggi, a quanto pare, vale “De Jong -2″, tradotto: in uno scambio col medianaccio olandese ci vorrebbe un’aggiunta di un paio di milioni.
Ma guardiamo al futuro, sperando che certi errori non si ripetano. Anche se non riesco a capire come sia possibile che una trattiva, per quanto complicata, possa durare settimane: chiedono 20 e tu offri 15? Bene, o si trova una soluzione di mezzo, o si coinvolgono altri giocatori, o sennò non se ne fa di nulla. Quanto mai ci sarà da trattare? Ore. Giorni, massimo un paio.
La futura difesa nerazzurra
I filobarcelloniani non saranno d’accordo. I milanisti – squadra storicamente più barcelloniana d’Italia, citando Orrico, o presuntuosamente tale, aggiungo io – nemmeno. Tutti i milanisti che conosco hanno effettivamente pronunicato, o comunque sottoscriverebbero, l’affermazione che non vogliono solo vincere, vogliono anche giocare bene.
Fatto sta che, da anni, in Italia vince sempre la squadra più fisica. Superfluo tirar fuori l’Inter di Mancini, con Vieira e tutti gli altri colossi. Idem qualla di Mourinho, che superò la Roma sul finire.
Il Milan è tornato a vincere con Boateng, Ibrahimovic, Yepes e il rilancio di Gattuso.
Quest’anno ha vinto la Juventus di Pirlo, un sarto, un poeta, uno che è andato in contrasto due volte in quindici anni di carriera. Ma questo non smentisce la teoria che in Italia vincono i più fisici, anzi. Attorno a Pirlo c’erano nove giocatori di quantità: due motorini come Marchisio e Vidal, tridente fisico con la corsa di Pepe, più Matri e Vucinic. I piccoletti (Giaccherini ed Estigarribia) hanno sopperito con grinta e corsa. Emarginati gli esterni leziosi: Krasic ed Elia.
Ma il reparto maggiormente fisico della Juventus è stata la difesa: Lichsteiner (183 cm), Bonucci (190 cm), Barzagli (186 cm) e Chiellini (186 cm). Poi, Caceres (183 cm).
Quattro giocatori così alti (e forti), schierati in fila, tutti all’interno dell’area sono un muro. I cross dalla tre quarti sono quasi sempre disinnescati.
Avere terzini grossi come centrali è una garanzia. Il metro e 84 di Chivu e Maicon è stato, negli anni, un aiuto fondamentale per Cordoba-Materazzi prima e Lucio-Samuel poi.
Per questo ritengo un rischio, nella costruzione dell’Inter futura, puntare su Jonathan-Nagatomo (170 cm scarsi a testa) come terzini.
Sono due buoni giocatori, ma nessuna squadra italiana può permettersi di schierarli contemporaneamente in difesa. Forse potrebbe tollerarli una squadra che prevede un mediano, a là De Rossi, che scali sistematicamente in mezzo ai centrali. Ma, ripeto, “forse”.
Per questo motivo, io opterei per tenerne uno solo (Nagatomo, più duttile) e punterei su due terzini fisici per sostituire i partenti Maicon e Chivu. Due terzini fisici, ma molto diversi: infatti, uno sarebbe un’ala da adattare, l’altro un centrale.
Schelotto e Bocchetti, 187 e 186 cm; uno molto offensivo, l’altro un centrale defilato. Schelotto spingerebbe, Bocchetti darebbe copertura. In fase offensiva diventerebbe quasi una difesa a tre. Non saremmo lontani dall’impianto della Juve, con Lichsteiner a destra e Chiellini a sinistra.
Con Schelotto e Bocchetti larghi, Samuel sarebbe il difensore più basso (183 cm) e questo la dice tutta. Infatti, Ranocchia è 195 cm, gli altri nomi che si fanno (Silvestre e Andreolli, che io prenderei entrambi per sistemare la difesa) superano i 185.
In fase difensiva sarebbe un muro, in fase offensiva ci sarebbero quattro saltatori pericolosissimi.
L’obiezione più ovvia (e giusta) riguarderebbe, immagino, la fase difensiva di Schelotto. Ripeto, innanzitutto, che con un Bocchetti bloccato a sinistra ci sarebbe comunque copertura. Inoltre, l’esperienza di Cambiasso e la corsa del futuro mediano nerazzurro (Fernando? Song? Isla? M’Vila?) non farebbero scoprire i tre dietro.
Infine, credo che Schelotto abbia i mezzi per migliorarsi, oltre che un buon tutor come Zanetti.
Firenze sogna Zeman
Firenze ha già deciso.
Nei bar e nelle trattorie ci sono già ritagli di giornale appiccicati nei vetri, nelle bacheche.
La città vuole Zeman. Solo il boemo potrebbe ridare un briciolo di entusiasmo ad una piazza delusa dal disimpegno dei Della Valle, da una schiera di giocatori demotivati.
Solo Zeman, solo un esercito di giovani terribili potrebbe far dimenticare l’ultimo biennio: quello partito con Mihajlovic e finito con la scazzottata.
Il biennio che ha visto l’addio di Mutu, il caso Montolivo, le partenza di Frey e Gilardino, il lento declino di Vargas e Gamberini. Ma, soprattutto, l’arrivo di giocatori senza alcuna voglia di vestire viola, entusiasmo ed impegno zero: Cerci, Lazzari, Ljajic, Kharja, Amauri.
Non vedo margini perchè questi giocatori rimangano a Firenze.
Chi, scommetto, farebbe vagonate di gol con Zeman è Jovetic. Behrami va bene in qualsiasi centrocampo, tanto è forte. Nastasic e Camporese sono due giovani ottimi centrali, Cassani e Pasqual possono far bene sulle fasce.
Centrocampo e attacco sarebbero da rivoluzionare. Salifu ed Acosty sono bravi, ma inesperti. Al massimo sarebbero ricambi.
L’arrivo di Zeman a Firenze potrebbe dare il via alla corsa ai prestiti: fossi in Inter, Milan, Juve o Roma non esiterei a far di tutto per mandare i miei giovani da Zeman. Si veda quello che ha fatto il boemo con Immobile.
Così, Marrone, Bertolacci, Crisetig, Merkel potrebbero entrare in ottica viola, senza dimenticarci di fedeli scudieri come Verratti, Cascione, Sau (scambio con Lazzari? che è ancora a metà…), Vives (scambio con Ljajic o Cerci?) o lo stesso Insigne.
Insomma, se Zeman dovesse arrivare, se la Viola dovesse varare un’epurazione dei bolliti e un progetto giovani, la Firenze calcistica rinascerebbe, io forse farei l’abbonamento.
Muoversi bene, muoversi in tempo
Lavezzi, De Jong, Silvestre, Gomez, Destro, Isla, Fernando, Palacio, Tabanou…
Il mercato è iniziato, già si fanno decine di nomi in orbita Inter.
Detto del progetto-Strama, credo che sia giusto (anzi doveroso) muoversi il prima possibile. Prima che un buon Europeo faccia lievitare qualche valutazione, prima che qualcuno sia più scaltro, in tempo per andare in ritiro con la squadra già quasi fatta.
Inoltre, il preliminare ai primi di agosto è un problema e costringe ad affrettare il mercato. Per due ragioni: 1) non potrà giocare chi è destinato a partire; se Lucio, Pazzini o Maicon giocassero e poi dovessero partire, resterebbero fuori da un’eventuale lista Champions, come Forlan lo scorso anno (quindi, avrebbero ancor meno mercato); 2) gente come Samuel, Cambiasso, Milito, Stankovic non possono reggere una stagione da 10 mesi. Sarebbe preferibile far fare loro una preparazione a parte, personalizzata, per averli pronti a fine agosto. Per questo serve chi possa sostituirli nei preliminari.
Ora, visto che l’avversario non dovrebbe essere irresistibile, io punterei su quei giovani che poi dovranno andare in prestito. Mi riferisco ad una coppia Benedetti-Caldirola al posto di Lucio e Samuel, Crisetig a centrocampo, Longo-Castaignos in attacco.
Superato il turno, presterei tutti questi giovani, più Juan, ed integrerei gradualmente nuovi e vecchi in vista del secondo turno.
Il turno preliminare non può e non deve inficiare un’intera stagione, l’Inter non può permetterselo.
Come detto, è bene fare il grosso del mercato il prima possibile, a prescindere dagli impegni dei primi di agosto.
Chi deve partire (Maicon, Lucio, Sneijder, Pazzini, J. Cesar) è bene che lo faccia il prima possibile, affinchè non si ripeta un “affarone” sul filo di lana come quello scorso anno: fuori Eto’o-Pandev, dentro Forlan-Zarate.
Situazione analoga in entrata: in molti danno per chiusa la trattativa col Genoa per la metà di Destro, questo libererebbe Pazzini e darebbe un’immediata disponibilità economica. Inoltre, col presunto coinvolgimento di Kucka nella trattativa, non ci sarebbero più dubbi sul riscatto di Guarin. Con Poli, sarebbe già una buona batteria nel mezzo.
L’ossatura della squadra deve arrivare subito. Per uno-due pezzi si può aspettare anche l’occasione di fine agosto; per esempio, il mediano che completerebbe il reparto (che oltre a Poli e Guarin dovrebbe contare, almeno fino a gennaio, sul rientrante, infortunato ed invendibile Mariga): ho proposto Song, potrebbe essere De Jong, Sahin potrebbe essere un’occasione low cost (prestito?), col riscatto di Guarin potrebbe esserci uno sconto per Fernando.
Ma è in difesa e sulla trequarti che l’Inter deve operare in fretta, vista anche la situazione pericolante di Maicon, Lucio, Chivu, Forlan e Sneijder. Si parla insistentemente di Silvestre e Gomez. Per me sono perfetti, uno a sostituire Lucio, l’altro Forlan.
Per convincere il Palermo si potrebbe anche mettere sul piatto una proroga per Viviano, posticipando l’addio di J. Cesar al 2013.
C’è poi da trovare un erede di Chivu (ribadisco, Bocchetti in prestito è perfetto) e da valutare, al più presto, cessioni e sostituti di Maicon e Sneijder. Il quarto centrale e la terza punta sono argomenti che possono aspettare l’ultima settimana di agosto.
Ricapitolando: il preliminare non deve condizionare la stagione. A prescindere da ciò, è prioritario cedere subito qualcuno ed investire nei ruoli chiave (almeno i riscatti, il centrale difensivo e la punta devono essere sistemati subito), per le questioni spinose e gli ultimi tasselli c’è tempo.
Progetto, parte 4: l’Inter del futuro
Ho aspettato che i verdetti fossero definitivi per pubblicare la quarta parte dedicata al “progetto” nel calcio.
Ho aspettato perchè per parlare dell’Inter (esempio di un progetto a venire) era necessario avere la certezza che Europa League sarebbe stata. In caso di Champions, ovviamente, i presupposti del progetto sarebbero stati ben diversi.
Dopo due stagioni improvvisate, preparate a tentoni, con cessioni di lusso e acquisti rivedibili, all’Inter serve un progetto.
Arriviamo al punto: il tipo di progetto da intraprendere dipende totalmente dai mezzi a diposizione, dai soldi che Moratti vorrà/non vorrà mettere. Un progetto di scudetto senza cacciare la grana è fallimentare in partenza.
Inutile nascondersi, il Moratti nababbo non c’è più. Il progetto-Stramaccioni sarà inevitabilmente un progetto di decrescita.
Verosimilmente, l’obiettivo del prossimo anno sarà ridurre i costi – ingaggi, soprattutto – e costruire uno zoccolo duro di giovani. Nel giro di un paio d’anni, sarà quello di tornare competitivi.
Il progetto, come detto, deve sempre essere chiaro e raggiungibile, consono ai mezzi che si hanno a disposizione. Indubbiamente, è meglio un progetto meno ambizioso (ma messo in atto rigorosamente, senza rischi) che uno roboante (ma senza i mezzi per metterlo in prarica).
Mettere le cose in chiaro, in modo tale che i tifosi non si illudano e non si trovino di fronte all’ennesimo fallimento. Per me, sarebbe troppo rischioso esigere il terzo posto. A Stramaccioni deve essere chiesto poco: dal sesto posto in su, integrare i giovani, dare un gioco alla squadra.
Per questo progetto è necessario, innanzitutto, mandare via chi è troppo vecchio, guadagna troppo e/o non dà garanzie: Lucio, Chivu e Forlan. Poi, far cassa con chi lo consente: Maicon e Sneijder, di sicuro, forse anche J. Cesar e Pazzini. Infine, tenere qualche senatore per dare continuità: Samuel, Zanetti, Stankovic, Cambiasso e Milito.
Viviano è il sostituto designato di J. Cesar, il Jonathan visto a Parma (coadiuvato da Faraoni e Zanetti) può sostituire Maicon.
Ranocchia – visto l’investimento, l’età e, soprattutto, le alternative sul mercato – deve essere un pilastro, Samuel la sua spalla. Nagatomo ed un nuovo arrivo possono dividersi la corsia sinistra.
Visti gli addii di Lucio e Cordoba, visto che Benedetti, Juan e Caldirola non sono certo pronti, servono rincalzi low cost. Nomi puramente indicativi: gente in scadenza (Natali, Von Bergen) o in prestito (Andreolli, Bocchetti dalla Russia).
A centrocampo Obi e Poli saranno i polmoni di scorta di Cambiasso e Stankovic, fondamentali, ma da dosare. Uno tra Guarin (finale in crescendo, ma riscatto altissimo) e Kucka (buon giocatore, vittima quest’anno delle follie di Preziosi) dovrebbe essere la mezz’ala dell’Inter futura. Ci può stare.
Ma il progetto non può prescindere da un leader. Possibilmente giovane, ma con esperienza. Io un nome ce lo avrei: Alexandre Song dell’Arsenal, possibile sacrificato da Wenger per arrivare a M’Vila.
Ma non sono i nomi ad essere rilevanti, in un progetto, quanto la tipologia di giocatori. Song è, per me, un esempio di giocatore che potrebbe fare per il progetto-Stramaccioni.
Davanti Milito è una certezza, Pazzini in panchina un lusso. Per me partirà, anche giustamente. Riprendere Destro sarebbe un rimedio ad un errore, in perfetta sintonia col progetto.
Il dogma dovrà essere valorizzare Coutinho e Alvarez, giovani di prospettiva, tatticamente perfetti per il gioco di Strama. Poi, con gli addii di Forlan e Zarate e l’arrivederci di Castaignos servono altre soluzioni offensive. Giovani, con margini di crescita e già affidabili, due prototipi: Gomez e Schelotto.
Ricapitolando, il progetto-Stramaccioni non può che essere un progetto di decrescita e pluriennale: con obiettivi minimi a breve termine; diminuire i costi, ringiovanire, gettare le basi per un gruppo vincente.
Per questo, il mercato non può che regalare giovani, prestiti e parametri zero. L’Inter non ha le risorse per vincere subito dopo un’annata deludente (come ha fatto la Juve), l’unica via è un progetto graduale, lento ma tendenzialmente certo. Basta rischi.
Progetto, parte 3: l’esempio della Juve
Dopo un’esposizione puramente teorica e dopo l’esempio della Roma, in questa terza parte si parlerà della Juve.
Ci si deve preliminarmente ricollegare alla prima parte, alle parole di Heidegger, necessarie per capire il successo della Juve: infatti, il procedimento della scienza si incrocia continuamente coi suoi risultati, si adegua continuamente alle possibilità di avanzamento da esso stesso aperte.
E la Juve ha saputo adeguarsi perfettamente ai nuovi orizzonti, contrariamente a quanto avveniva in passato. Infatti, i progetti con Ferrara e Delneri erano falliti per troppa fretta, per obiettivi troppo ambiziosi. Le buonissime stagioni con Ranieri (e con la vecchia guardia al top) avevano illuso.
Ma nelle stagioni scorse l’errore della Juve è stato quello di accantonare un progetto fallito e rifare tutto da capo, invece che adeguarsi alle possibilità di avanzamento e miglioramento, presenti nonostante i cattivi risultati.
Ne avevo parlato 14 mesi fa [link], la Juve avrebbe dovuto prendere Conte per dare una continuità al progetto (fallimentare) di Delneri.
E così è stato fatto. Ma poi c’è stata l’opportunità di prendere Pirlo, il leader che mancava dai tempi di Emerson, e Conte è stato bravo a modificare il suo credo, quindi anche il mercato, con gli arrivi determinanti di Vidal e Vucinic.
Stessa cosa a gennaio: il fallimento dell’Inter e il passo rivedibile del Milan hanno consentito alla Juve di alzare l’asticella, di adeguare il progetto ai risultati conseguiti. Il “progetto-terzo posto” è diventato un “progetto-scudetto”. Serviva una punta, una mezz’ala e un difensore. Ecco Borriello, Padoin e Caceres.
Il progetto della Juve si è compiuto, ben oltre gli obiettivi iniziali. Hanno operato bene, il rischio era quasi nullo. Ma è d’obbligo sottolineare come avessero le risorse per farlo. Se hai obiettivi ambiziosi, l’unico modo per attuare un progetto rigoroso, tendenzialmente privo di rischi, è avere mezzi adeguati: ossia, nel calcio, i giocatori giusti, che (solitamente) costano.
E’ stato preso quello che serviva, è stato pagato, ha dato i frutti prevedibili. Questo perchè gli obiettivi sono sempre stati chiari e raggiungibili, ben programmati. Così, non solo il rischio di fallire è minimo, ma si può sperare di andare oltre, che si aprano possibilità di avanzamento ulteriore.

Commenti recenti